SCUOLA SALESIANA


1.  Linee programmatiche e orientative dell'azione del CNOS/Scuola e delle scuole
     salesiane
(una sintesi di Don Giorgio Rossi, Presidente Cnos/Scuola 1995-2005)

2.  La scuola cattolica, agenzia di educazione
     La proposta odierna della scuola salesiana

     (Dalla Lectio magistralis del Rettor maggiore dei salesiani, Don Pascual Chàvez alla Università di Genova,
     24.04.2008)

3.  Identità e missione della scuola salesiana
     Riflessione di Don Pier Fausto Frisoli, del Consiglio Speriore dei Salesiani

4.  L’ urgenza di evangelizzare nel contesto della scuola e della formazione professionale
     Relazione di Don Pier Fausto Frisoli alla Giornata della Scuola Salesiana, Milano 9 settembre 2009.

5.  Educare alla fede nella scuola
    
Lettera-studio di Don Egidio Viganò, Rettor Maggiore dei Salesiani dal 1977 al 1995.

 

Linee programmatiche e orientative dell'azione del CNOS/Scuola e delle scuole salesiane.

Il testo è tratto dal libro "Dieci anni dell'Associazione CNOS/Scuola. Salesiani e l'educazione",  scritto in occasione del Decennale   (Pagine 12-18). Fa parte del contributo presentato nella giornata celebrativa del Decennale di fondazione del CNOS/Scuola (22 ottobre2005) dal salesiano don Giorgio Rossi, docente di storia contemporanea, presidente della Associazione nel suo primo decennio di vita. Contiene riferimenti a Don Bosco e ad alcuni dei suoi successori, che descrivono linee guida fondamentali per le scuole salesiane.

Volendo far un consuntivo, quale Presidente, di questo decennio di vita del CNOS/Scuola, l'approccio iniziale non può non riguardare l'esplicitazione dell'orientamento fondamentale o delle linee programmatiche che sono state alla base dell'attività svolta. Si vuole cioè rendere evidente come la dimensione educativo-culturale,impostata sulla prospettiva dell'evangelizzazione, sia il nucleo della proposta educativa e pastorale delle scuola e dei centri di formazione professionale.

Il quadro di riferimento fondamentale della pastorale giovanile salesiana ha una trattazione molto lunga sulla proposta educativa nelle scuole e nei cfp salesiani.
L'impegno educativo e culturale della scuola ha come principio ispiratore e fondante il Vangelo e quindi deve essere orientato verso l'evangelizzazione. Questa proposta si esprime attraverso alcune priorità. Innanzitutto la scuola deve fare sintesi tra cultura e fede. Per questo è suo compito specifico e prioritario delineare un itinerario di apertura al trascendente. Questa base è comune a tutti,anche ai non cristiani; per quelli aperti alla fede cristiana, lo sviluppo deve prevedere una crescita progressiva verso Cristo, secondo specifiche modalità di educazione alla fede.

Alla sintesi tra cultura e fede deve seguire la sintesi tra professione e fede e la sintesi tra fede e vita, che viene operata accogliendo sempre più responsabilmente, come dice il Progetto Educativo Nazionale, la propria vita nell'incontro gioioso con il Cristo.
Riteniamo quanto mai opportuno, a conferma di queste affermazioni di principio, presentare la tradizione educativa salesiana, allo scopo di mostrare, attraverso le parole stesse dei protagonisti, convinzioni e continuità di un ambito educativo, la scuola appunto, che non è mai venuto meno nella tradizione salesiana.<

Le idee di don Bosco sull'educazione e sull'insegnamento e la missione attuale
della scuola.


Il titolo è quello di un preziosissimo opuscolo di don Francesco Cerruti, scritto nel 1886, due anni prima della morte di don Bosco (1). La cosa migliore è quella di riportare un lungo passo in cui, con accenti accorati, don Bosco parla della sua concezione della scuola e del fatto che purtroppo non è riuscito a farsi capire neanche al termine.

Circa la discordanza fra l'aspetto teorico del cattolicesimo e la sua osservanza pratica, don Bosco diceva: "La causa è una sola; essa sta tutta nell'educazione pagana che si dà generalmente nelle scuole. Questa educazione, formata tutta su classici pagani, imbevuta di massime e sentenze esclusivamente pagane, impartita con metodo pagano, non formerà mai e poi mai, ai giorni nostri segnatamente in cui la scuola è tutto, dei veri cristiani. Ho combattuto tutta la mia vita, seguitò don Bosco con accento di energia e di dolore, contro questa perversa educazione, che guasta la mente ed il cuore della gioventù ne' suoi più begli anni: fu sempre il mio ideale riformarla su basi sinceramente cristiane. A questo fine ho intrapreso la stampa riveduta e corretta dei classici latini profani che più corrono per le scuole; a questo fine incominciai la pubblicazione dei classici latini cristiani, che dovessero con la santità  delle loro dottrine e dei loro esempi, resa più vaga da una forma elegante e robusta ad un tempo, completare quel che manca nei primi, che sono il prodotto della sola ragione, render vani possibilmente gli effetti distruttori del naturalismo pagano e riporre nell'antico dovuto onore quanto anche nelle lettere produsse di grande il Cristianesimo. Questo, in una parola, è lo scopo a cui ho costantemente mirato in tutti quei molti avvertimenti educativi e didattici, che diedi a voce e per iscritto ai Direttori, maestri ed assistenti della Pia Società  Salesiana. Ed ora vecchio e cadente me ne muoio col dolore, rassegnato sì, ma pur sempre col dolore, di non essere stato abbastanza compreso, di non aver pienamente avviata quell'opera di riforma nell'educazione e nell'insegnamento, a cui ho consacrato tutte le mie forze e senza cui non potremo giammai, lo ripeto, aver una gioventù studiosa schiettamente ed interamente cattolica".

L'autore, Francesco Cerruti, a proposito dell'aspetto formativo della scuola, precisa anche: "Sarebbe ben ingenuo chi credesse bastare a tal effetto una o due ore settimanali di catechismo; questo non equivarrebbe ad altro che ad un bicchier di vino buono in una botte d'aceto. Lo spirito religioso del giovane, osserva lo stesso protestante Keratry, non si forma che con la continuazione d'un insegnamento,in cui la divina legge sia ovunque diffusa".

Dalle affermazioni di don Bosco e dalle riflessioni di Cerruti è facilmente arguibile che essi intendevano la funzione della scuola e dell'insegnamento come finalizzati alla formazione di una mentalità fondamentalmente indirizzata verso principi che si rifanno ai dettami evangelici, criticamente aperta e capace di giudizi non monoliticamente orientati.

La scuola forma e evangelizza: il pensiero di don Juan Vecchi ( Rettor maggiore dei Salesiani dal 1995 al 2002)

Juan E. Vecchi risponde ad una domanda che in realtà viene continuamente proposta: la scuola cattolica è portatrice di formazione e di evangelizzazione di per se stessa o per far ciò deve diventare pretesto per altri interventi di natura religiosa, quali la proposizione dottrinale, la preghiera in comune, le celebrazioni liturgiche, gli esercizi spirituali, l'associazionismo? In altre parole: la scuola serve solo a raccogliere utenza per poter poi essere evangelizzata con altri strumenti, esterni al momento didattico proprio delle discipline? Accenneremosolo ad alcune riflessioni che dovrebbero necessariamente essere più a lungo sviluppate.

Scrive don Juan E. Vecchi: "In primo luogo risulta chiaro che l'evangelizzazione è la ragione ultima della scuola cattolica in quanto tale. Evangelizzare attraverso la scuola significa infatti illuminare con la luce del vangelo l'educazione, i processi di crescita e l'esperienza scolastica del giovane e dell'adulto. L'identità culturale e pedagogica della scuola cattolica dunque non si esaurisce in qualche elemento particolare istituzionalmente assicurato, come l'insegnamento religioso, le celebrazioni e la presenza di gruppi interessati alla catechesi. E' l'esperienza educativa nella sua globalità che va evangelizzata. Ciò postula una propria via di evangelizzazione diversa da quella delle parrocchie, dei movimenti ecclesiali o degli stessi oratori.

Del momento didattico vanno scoperte e attivate tutte le possibilitaà educative: l'informazione scientifica settoriale, lo sviluppo delle capacità intellettive, il coinvolgimento totale della persona nel contatto con la realtà, la formazione progressiva di una visione del mondo, i valori connessi a ciascuna area della conoscenza, gli interrogativi che provoca il rapporto personale che si stabilisce con coloro assieme ai quali si lavora nella ricerca.1

Cioè, a parere di don Vecchi, la scuola forma ed evangelizza secondo le modalità del momento didattico, perchè informa, sviluppa, coinvolge, forma ad una visione della realtà, prospetta valori, provoca interrogativi, stabilisce rapporti. Con molta chiarezza il Progetto Educativo Nazionale su questo aspetto così si esprime esprime: "L'alunno viene aiutato a ristrutturare attivamente i contenuti e i metodi di apprendimento, ad esprimere il senso delle esperienze e delle certezze vissute e ad emettere personali, liberi e motivati giudizi di coscienza, rischiarati e sostenuti dal dialogo con la Rivelazione cristiana".2In ultima analisi la funzione della scuola è quella di sviluppare il senso critico, creare mentalità, formare orientamenti, indurre valori. Non è possibile nè efficace proporre momenti specifici religiosi, sicuramente necessari, se il terreno non è adatto ad accettarli: di qui la necessità di un lavoro globale, paziente, continuato. La scuola "necessariamente" orienta e crea mentalità, proprio perchè l'ambiente, in cui si è inseriti, e gli insegnanti non possono fare a meno di esprimere se stessi come sono e come pensano.

La condizione assoluta e irrinunciabile è quindi che i formatori siano formati e orientati secondo principi e scelte che noi riteniamo giusti e veri.Si impone quindi l'urgenza della formazione dei docenti: "Adopero la parola urgenza, dice don Vecchi, perchè non ne trovo un'altra più pressante".4

L'educazione nella prospettiva dell'attualità: don Pascual Chavez (Rettor maggiore dei Salesiani dal 2002)

Don Pasqual Chavez, IX Successore di don Bosco, ha delle espressioni chiare e decise sulla necessità dell'educazione nel contesto attuale. Impegna la famiglia salesiana a lottare per "l'uguaglianza delle opportunità, per la libertà di insegnamento, per la creazione di una cultura della tolleranza, della comunione, della solidarietà, per una società che renda possibile l'educazione ai valori e dove si prendano in conto tutte le dimensioni della persona".

E' estremamente utile riportare il suo pensiero che è in realtà la convinzione stessa della Congregazione, in sintonia con la continuità di pensiero dello stesso Fondatore.

"Sin dall'inizio la Famiglia Salesiana si presentò come un'istituzione educativa, saldamente radicata alla scuola. Così don Bosco che, fin dai primi anni della sua attività a Valdocco, introdusse con creatività il settore scuola al centro del suo apostolato giovanile, conservando in esso la finalità, il clima e i criteri oratoriani, e cercando di fare di ognuna delle due opere 'una casa che accoglie, una parrocchia che evangelizza, una scuola che avvia alla vita, un cortile per incontrarsi'.
Di pari passo alla sua espansione mondiale, la congregazione si è convertita in un grande movimento di diffusione della scuola popolare e cattolica in duplice flusso: di adeguamento alla realtà di ogni paese e di trasformazione attraverso il contributo del carisma salesiano e della originalità del suo metodo educativo. In questo processo i Salesiani sempre si sono lasciati guidare dalla convinzione,convalidata dall'esperienza, che la scuola sia un ambiente privilegiato per l'educazione, un elemento valido per la promozione umana, una piattaforma di evangelizzazione straordinariamente efficace.

Dall'analisi delle statistiche emerge con chiarezza l'importanza che la Famiglia Salesiana ha sempre dato alle istituzioni di educazione formale: scuole elementari, medie e superiori, istituti tecnici, scuole agricole, centri di formazione professionale, politecnici, università, istituti di magistero, centri di alfabetizzazione, scuole missionarie, parrocchiali, serali, festive. Ma non si tratta soltanto di quantità. Si è cercato sempre di garantire la qualità dell'educazione.

Certo, non sono mancati momenti di contestazione e di crisi, nei quali la validità educativa e pastorale dell'istituzione 'scuola' è stata messa in dubbio. Ma, pur senza ignorare limiti e deficienze, si è puntato a rinnovarne il modello, cercando risposte sempre più coerenti e contestualizzate alle nuove sfide pedagogiche e pastorali. Non c'è dubbio che fra la scuola d'oggi e quelle di trenta anni fa - per non dire di cento anni fa - esiste un'abissale differenza, persino a livello architettonico e di impiantistica. Oggi è pacifico per noi parlare di comunità educativo-pastorale, di progetto, di nucleo animatore, di dimensione culturale della scuola, della sua finalità evangelizzatrice, di animazione pastorale, di protagonismo giovanile, di educazione integrale, di rapporto e influsso nel territorio.

Il fatto che la missione salesiana si centri sull'educazione non vuoi dire che questa si circoscriva al mondo della scuola. I campi dell'educazione e della cultura sono ben più ampi, e presentano aspetti e sfumature che superano le potenzialità della scuola, per la presenza di numerose altre agenzie educative. E' evidente, tuttavia, che essa continua ad essere una piattaforma privilegiata di educazione, dialogo e confronto culturale, e perciò di trasformazione della società. Questa preminenza della scuola sul resto si spiega con la coincidenza e durata dei processi educativi iniziali, con i ritmi e le procedure accademiche, con la molteplicità, diversità e complementarietà degli interventi educativi che si realizzano lungo l'anno scolastico; con la quantità di persone coinvolte; con la ricchezza e qualità di rapporti interpersonali tra allievi e maestri, studenti e professori, educatori ed educandi, perchè l'educazione è una questione di trasmissione non solo di nozioni, idee, saperi, ma ancor più di valori, esperienze, visioni della vita; infine, con l'accompagnamento personale che si può offrire ai giovani nella ricerca del senso della vita e nella scoperta della propria vocazione". 5

Nella Presentazione al presente volume, il Rettor Maggiore don Pascual Chavez ritorna su questi concetti, formulando l'augurio che la scuola salesiana in Italia possa essere all'altezza delle sfide odierne, nel solco della tradizione educativa salesiana.


1. Dicastero per la Pastorale Giovanile Salesiana, La Pastorale Giovanile Salesiana. Quadro di riferimento fondamentale. Direzione Generale Opere Don Bosco, Roma 2000, pp. 74-84.

2. ACS (Archivio CNOS/Scuola-Roma, collocazione 35/C, SDB - FMA (Salesiani diDon Bosco - Figlie di Maria Ausiliatrice), Progetto Educativo Nazionale Scuola e Formazione Professionale, approvato nella seduta CISI/CII dell'8-9 gennaio 1995, edito il 31 gennaio 1995, Tipografia Istituto Pio XI, Roma 1995, pp. 52-55.

3. F.CERRUTI, Le idee di don Bosco sull'educazione e sull'insegnamento e la missione attuale della scuola. Lettere due, Tipografia e Libreria Salesiana, S.Benigno Canavese 1886; sull'autore cfr. J. M. PRELLEZO, Don Bosco y la 'Storia della pedagogia'di Francesco Cerruti 11844-1917), in L'impegno dell'educare. Studi in onore di Pietro Braido, a cura di J. M. Prellezo, LAS, Roma 1991, pp. 435-450.
Il testo del saggio di don Prellezo è ora disponibile in traduzione italiana: Don Bosco e la 'Storia della pedagogia' di Francesco Cerruti (1844-1917), in Selenotizie, supplemento a Scuola Viva, n. 4, aprile 1997, pp. 20-28; G. ROSSI, Scuola e formazione religiosa, in Selenotizie, n. 2. m aggi o-agosto 1998,pp. 3-5; si veda anche il prezioso contributo di S. FERRAROLI, Quale educazione nella scuola dell'autonomia, Elle di-ci, Leumann (Torino) 2000, specie p. 25 per lo scritto del Cerruti.

4. F.CERRUTI, Le  idee di don Bosco sull'educazione e sull'insegnamento e la missione attuale della scuola, Lettere due, Tipografia e Libreria Salesiana, S.Benigno Canavese, 1886, pp. 4-5.

5. Ibidem, p. 12

6. J. E. VECCHI, Il progetto di formazione dei docenti, in Selenotizie, supplemento a Scuola Viva, 3 marzo 1995, p. 8

7. ACS,35/C, SDB-FMA, Progetto Educativo Nazionale, cit., p. 47.

8. G. ROSSI, Cultura e fede nella comprensione del fatto storico, in Selenotizie, supplemento Scuola Viva, n. 3, marzo 1995; I. MARROU, La conoscenza storica, II Mulino, Bologna 1975, p. 51.

9. J. E. VECCHI, 11 progetto, cit.,p. 7.

10. P. CHAVEZ VILLANUEVA, Uno spazio privilegiato, in Bollettino Salesiano, settembre 2002, pp. 2-3.