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SCUOLA SALESIANA |
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2.
La scuola
cattolica, agenzia di educazione 3.
Identità e
missione della scuola salesiana 4.
L’ urgenza di evangelizzare nel contesto della scuola e della formazione professionale
5.
Educare alla fede nella scuola
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Linee programmatiche e orientative dell'azione del CNOS/Scuola e delle scuole salesiane.
Il testo è tratto dal libro "Dieci anni dell'Associazione CNOS/Scuola. Salesiani e l'educazione",
scritto in occasione del Decennale (Pagine 12-18). Fa parte del contributo presentato nella
giornata celebrativa del Decennale di fondazione del CNOS/Scuola (22 ottobre2005) dal salesiano don Giorgio
Rossi, docente di storia contemporanea, presidente della Associazione nel suo primo decennio di vita.
Contiene riferimenti a Don Bosco e ad alcuni dei suoi successori, che descrivono linee guida fondamentali
per le scuole salesiane.
Le idee di don Bosco
sull'educazione e sull'insegnamento e la missione attuale Circa la discordanza fra l'aspetto teorico del cattolicesimo e la sua osservanza pratica, don Bosco diceva: "La causa è una sola; essa sta tutta nell'educazione pagana che si dà generalmente nelle scuole. Questa educazione, formata tutta su classici pagani, imbevuta di massime e sentenze esclusivamente pagane, impartita con metodo pagano, non formerà mai e poi mai, ai giorni nostri segnatamente in cui la scuola è tutto, dei veri cristiani. Ho combattuto tutta la mia vita, seguitò don Bosco con accento di energia e di dolore, contro questa perversa educazione, che guasta la mente ed il cuore della gioventù ne' suoi più begli anni: fu sempre il mio ideale riformarla su basi sinceramente cristiane. A questo fine ho intrapreso la stampa riveduta e corretta dei classici latini profani che più corrono per le scuole; a questo fine incominciai la pubblicazione dei classici latini cristiani, che dovessero con la santità delle loro dottrine e dei loro esempi, resa più vaga da una forma elegante e robusta ad un tempo, completare quel che manca nei primi, che sono il prodotto della sola ragione, render vani possibilmente gli effetti distruttori del naturalismo pagano e riporre nell'antico dovuto onore quanto anche nelle lettere produsse di grande il Cristianesimo. Questo, in una parola, è lo scopo a cui ho costantemente mirato in tutti quei molti avvertimenti educativi e didattici, che diedi a voce e per iscritto ai Direttori, maestri ed assistenti della Pia Società Salesiana. Ed ora vecchio e cadente me ne muoio col dolore, rassegnato sì, ma pur sempre col dolore, di non essere stato abbastanza compreso, di non aver pienamente avviata quell'opera di riforma nell'educazione e nell'insegnamento, a cui ho consacrato tutte le mie forze e senza cui non potremo giammai, lo ripeto, aver una gioventù studiosa schiettamente ed interamente cattolica". L'autore, Francesco Cerruti, a proposito dell'aspetto formativo della scuola, precisa anche: "Sarebbe ben ingenuo chi credesse bastare a tal effetto una o due ore settimanali di catechismo; questo non equivarrebbe ad altro che ad un bicchier di vino buono in una botte d'aceto. Lo spirito religioso del giovane, osserva lo stesso protestante Keratry, non si forma che con la continuazione d'un insegnamento,in cui la divina legge sia ovunque diffusa". Dalle affermazioni di don Bosco e dalle riflessioni di Cerruti è facilmente arguibile che essi intendevano la funzione della scuola e dell'insegnamento come finalizzati alla formazione di una mentalità fondamentalmente indirizzata verso principi che si rifanno ai dettami evangelici, criticamente aperta e capace di giudizi non monoliticamente orientati. La scuola forma e evangelizza: il pensiero di don Juan Vecchi ( Rettor maggiore dei Salesiani dal 1995 al 2002)Juan E. Vecchi risponde ad una domanda che in realtà viene continuamente proposta: la scuola cattolica è portatrice di formazione e di evangelizzazione di per se stessa o per far ciò deve diventare pretesto per altri interventi di natura religiosa, quali la proposizione dottrinale, la preghiera in comune, le celebrazioni liturgiche, gli esercizi spirituali, l'associazionismo? In altre parole: la scuola serve solo a raccogliere utenza per poter poi essere evangelizzata con altri strumenti, esterni al momento didattico proprio delle discipline? Accenneremosolo ad alcune riflessioni che dovrebbero necessariamente essere più a lungo sviluppate. Scrive don Juan E. Vecchi: "In primo luogo risulta chiaro che l'evangelizzazione è la ragione ultima della scuola cattolica in quanto tale. Evangelizzare attraverso la scuola significa infatti illuminare con la luce del vangelo l'educazione, i processi di crescita e l'esperienza scolastica del giovane e dell'adulto. L'identità culturale e pedagogica della scuola cattolica dunque non si esaurisce in qualche elemento particolare istituzionalmente assicurato, come l'insegnamento religioso, le celebrazioni e la presenza di gruppi interessati alla catechesi. E' l'esperienza educativa nella sua globalità che va evangelizzata. Ciò postula una propria via di evangelizzazione diversa da quella delle parrocchie, dei movimenti ecclesiali o degli stessi oratori. Del momento didattico vanno scoperte e attivate tutte le possibilitaà educative: l'informazione scientifica settoriale, lo sviluppo delle capacità intellettive, il coinvolgimento totale della persona nel contatto con la realtà, la formazione progressiva di una visione del mondo, i valori connessi a ciascuna area della conoscenza, gli interrogativi che provoca il rapporto personale che si stabilisce con coloro assieme ai quali si lavora nella ricerca.1 Cioè, a parere di don Vecchi, la scuola forma ed evangelizza secondo le modalità del momento didattico, perchè informa, sviluppa, coinvolge, forma ad una visione della realtà, prospetta valori, provoca interrogativi, stabilisce rapporti. Con molta chiarezza il Progetto Educativo Nazionale su questo aspetto così si esprime esprime: "L'alunno viene aiutato a ristrutturare attivamente i contenuti e i metodi di apprendimento, ad esprimere il senso delle esperienze e delle certezze vissute e ad emettere personali, liberi e motivati giudizi di coscienza, rischiarati e sostenuti dal dialogo con la Rivelazione cristiana".2In ultima analisi la funzione della scuola è quella di sviluppare il senso critico, creare mentalità, formare orientamenti, indurre valori. Non è possibile nè efficace proporre momenti specifici religiosi, sicuramente necessari, se il terreno non è adatto ad accettarli: di qui la necessità di un lavoro globale, paziente, continuato. La scuola "necessariamente" orienta e crea mentalità, proprio perchè l'ambiente, in cui si è inseriti, e gli insegnanti non possono fare a meno di esprimere se stessi come sono e come pensano. La condizione assoluta e irrinunciabile è quindi che i formatori siano formati e orientati secondo principi e scelte che noi riteniamo giusti e veri.Si impone quindi l'urgenza della formazione dei docenti: "Adopero la parola urgenza, dice don Vecchi, perchè non ne trovo un'altra più pressante".4 L'educazione nella prospettiva dell'attualità: don Pascual Chavez (Rettor maggiore dei Salesiani dal 2002)
Don Pasqual Chavez, IX Successore di don Bosco, ha delle espressioni chiare e decise sulla necessità
dell'educazione nel contesto attuale. Impegna la famiglia salesiana a lottare per "l'uguaglianza delle
opportunità, per la libertà di insegnamento, per la creazione di una cultura della tolleranza, della
comunione, della solidarietà, per una società che renda possibile l'educazione ai valori e dove si prendano in conto tutte le dimensioni della persona". 1. Dicastero per la Pastorale Giovanile Salesiana, La Pastorale Giovanile Salesiana. Quadro di riferimento fondamentale. Direzione Generale Opere Don Bosco, Roma 2000, pp. 74-84. 2. ACS (Archivio CNOS/Scuola-Roma, collocazione 35/C, SDB - FMA (Salesiani diDon Bosco - Figlie di Maria Ausiliatrice), Progetto Educativo Nazionale Scuola e Formazione Professionale, approvato nella seduta CISI/CII dell'8-9 gennaio 1995, edito il 31 gennaio 1995, Tipografia Istituto Pio XI, Roma 1995, pp. 52-55. 3. F.CERRUTI, Le idee di don Bosco sull'educazione e sull'insegnamento e la missione attuale della scuola.
Lettere due, Tipografia e Libreria Salesiana, S.Benigno Canavese 1886; sull'autore cfr. J. M. PRELLEZO, Don Bosco y la 'Storia della
pedagogia'di Francesco Cerruti 11844-1917), in L'impegno dell'educare. Studi in onore di Pietro Braido, a cura di J. M. Prellezo,
LAS, Roma 1991, pp. 435-450. 4. F.CERRUTI, Le idee di don Bosco sull'educazione e sull'insegnamento e la missione attuale della scuola, Lettere due, Tipografia e Libreria Salesiana, S.Benigno Canavese, 1886, pp. 4-5. 5. Ibidem, p. 12 6. J. E. VECCHI, Il progetto di formazione dei docenti, in Selenotizie, supplemento a Scuola Viva, 3 marzo 1995, p. 8 7. ACS,35/C, SDB-FMA, Progetto Educativo Nazionale, cit., p. 47. 8. G. ROSSI, Cultura e fede nella comprensione del fatto storico, in Selenotizie, supplemento Scuola Viva, n. 3, marzo 1995; I. MARROU, La conoscenza storica, II Mulino, Bologna 1975, p. 51. 9. J. E. VECCHI, 11 progetto, cit.,p. 7. 10. P. CHAVEZ VILLANUEVA, Uno spazio privilegiato, in Bollettino Salesiano, settembre 2002, pp. 2-3. |