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NOTIZIE & DIBATTITI

UMBRIA - Cnos-Fap, l'attività formativa può proseguire L'assessore regionale Maria Prodi rassicura i centri Salesiani e annuncia anche un finanziamento all'Umbria triplicato da parte del Ministero

Ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche l'assessore all'istruzione Maria Prodi in risposta ad una interrogazione con la quale il capogruppo di FI Fiammetta Modena e tutti i consiglieri del gruppo chiedevano spiegazioni sulla mancata istituzione dei corsi biennali di 2.400 ore che l'Istituto perugino dei Salesiani tiene da circa 25 anni in tre sedi (Perugia, Foligno e Marsciano), e la cui interruzione avrebbe creato problemi occupazionali e un forte impoverimento di una offerta formativa ritenuta da tutti molto qualificata.
La risposta è anche rivolta al comune di Marsciano, che aveva espresso le sue forti preoccupazioni, peraltro rimbalzate anche nelle altre comunità regionali ove l’istituto Don Bosco opera.
Nessuna interruzione di servizio e nemmeno licenziamenti di insegnanti, ma solo una evoluzione dettata dal nuovo obbligo scolastico a 16 anni che interessa sia l'istruzione che la formazione professionale, ma che deve essere raggiunto tramite corsi sperimentali triennali fissati sulla base di parametri europei.
Lamentatasi delle "tante illazioni montate senza alcun motivo", Maria Prodi che ha riconosciuto il valore dell'Istituto don Bosco di Perugia, ha aggiunto: "i corsi triennali che dovranno integrare formazione e istruzione inizieranno tra poco e sono stati definiti in un tavolo tecnico di confronto che ha portato a delineare un anno di transizione, necessario ad avviare la nuova normativa".
L’assessore, poi, in risposta ad una interrogazione del consigliere Sebastiani ha affermato che “le risorse che il Ministero ha assegnato all'Umbria sono state triplicate rispetto allo scorso anno ed avremo un numero sufficiente di ore per i nostri ragazzi".

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Catania, 1 settembre 2007 

OBBLIGO SCOLASTICO ALTERNATIVO. Cominciano oggi 31 corsi professionali in città e in provincia.

 

Stamane prima campanella per gli oltre mille studenti catanesi che frequenteranno i percorsi di formazione professionale al termine dei quali conseguiranno una qualifica spendibile nel mondo del lavoro anche a livello europeo.

A Catania sono stati autorizzati ben 31 corsi professionali. Gli interessati sono studenti che hanno superato l’esame di Stato di licenza media e completeranno l’obbligo scolastico nei corsi di formazione professionale che funzioneranno nelle scuole secondarie di secondo grado o negli enti accreditati.

Per quanto concerne la nostra provincia gli studenti potranno conseguire le seguenti qualifiche: operatore meccanico saldo carpentieri, operatore informatico, impianti termoidraulici, operatore della moda, commis di cucina; otto corsi di operatore informatico a Caltagirone, quattro dello stesso tipo a Giarre: uno di sistema informatico a S Giovanni La Punta. I corsi sono previsti dall’accordo siglato nel gennaio scorso tra il presidente della Regione, il dirigente generale del dipartimento regionale Pubblica Istruzione dott. Patrizia Monterosso, i dirigenti generali per la formazione professionale e agenzia per l’impiego ed il direttore dell’ufficio scolastico regionale.

Si tratta di migliaia di giovani in età dell’obbligo scolastico che, oltre al percorso scolastico tradizionale, saranno impegnati in attività di formazione professionale nell’ambito del venti per cento dal piano di studio della scuola. A detti studenti verrà assicurato un percorso triennale che consentirà loro il conseguimento di un diploma qualifica spendibile, come si è detto, nel mondo del lavoro anche a livello europeo. I percorsi formativi, alternativi ai normali corsi di istruzione secondaria, per la loro peculiarità costituiscono una risposta concreta per ridurre il fenomeno della dispersione scolastica con tutti i problemi che ne derivano; è prevista un’alta percentuale di frequenza per gli alunni svantaggiati.

L’impostazione didattica prevede spazi di interconnessione tra i curriculi di istruzione secondaria superiore ed i percorsi di formazione per profili professionali riconosciuti dalla Regione, più attinenti agli indirizzi di studio delle scuole. I 182 progetti verranno finanziati dal dipartimento pubblica istruzione dell’assessorato regionale ai Beni culturali e ambientali e alla pubblica istruzione, diretto dal catanese Lino Leanza. "Con il prossimo gennaio - dice l’assessore - le famiglie avranno a disposizione un ventaglio di offerta formativa sempre più ampio. Viene così dimostrato nei fatti come la piena sinergia fra Stato e Regione, nel settore dell’istruzione, anche prima della completa attuazione del titolo quinto della Costituzione comporti concreti vantaggi per i cittadini siciliani". Trenta di detti corsi funzioneranno in scuole secondarie di secondo grado ed enti di Catania, 10 a Caltagirone, 5 a Giarre, 1 a S,Giovanni La Punta. Nelle altre province 74 percorsi di formazione sono stati attivati a Palermo, 12 a Messina, 8 ciascuno a Siracusa e Caltanissetta, uno a Trapani ed Agrigento. I corsi sono organizzati da Enaip, Ial Cisl , Anfe, Interefop Cefop, Scap, Ciapi, Cnos fap. Oda.

 

MARIO CASTRO (da www.lasicilia.it)

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Ufficio Stampa Ministeri PI
Scuola, legge regionale lombarda
Dichiarazione del Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni
  Roma, 29 settembre 2007
 

Quando si usano toni non all’altezza dell’istituzione che si rappresenta e le parole scavalcano non solo il limite del rispetto dell’altro ma anche la cultura della moderazione, alla quale pur si rivendica di appartenere, ci si commenta da soli. Un Presidente di Regione dovrebbe attenersi ai fatti e non alle dicerie e dovrebbe anche sapere che l’impugnativa portata al Consiglio dei ministri dal Ministro per gli Affari Regionali, da me condivisa ed approvata collegialmente, non blocca la legge della Lombardia ma difende le nostre prerogative costituzionali.

E’ poi singolare che il presidente della Lombardia, dopo aver impugnato due leggi del Parlamento che la Consulta discuterà nel 2008, continui ad adottare provvedimenti come se avesse già ottenuto ragione continuando ad ignorare le leggi dello Stato. Questo comportamento non trova giustificazioni in un atteggiamento dialogante e disponibile che il Governo ha avuto sino alla fine, compresi i ripetuti incontri, non ultimo quello del 25 settembre al Dipartimento degli Affari Regionali.

La cosa che più sorprende è l’accusa, priva di fondamento, di essere nemici della formazione professionale: il Presidente Formigoni sa che il Ministro Fioroni apprezza a tal punto i percorsi triennali della Lombardia da aver aumentato dell’80% i finanziamenti, portando i contributi da 6 a 11 milioni di euro, e da averli inseriti nelle norme per l’obbligo di istruzione, cioè il massimo del riconoscimento.

Allora sarebbe bene non strumentalizzare né depistare i 30 mila ragazzi inseriti in quei percorsi, insieme alle rispettive famiglie ed ai prossimi che verranno, ma far sapere loro che quei corsi potranno proseguire grazie ai finanziamenti di questo governo. Fare, invece, leggi o riforme senza copertura finanziaria, accollandone il costo ad altri, questo sì che è un brutto modo di fare politica.
La scuola, l’istruzione e la formazione non sono né di destra, né di sinistra, né di centro ed il futuro dei ragazzi conta più di qualche exploit fuori luogo, specchio forse della consapevolezza di poter aver torto.

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Ufficio Stampa Ministeri PI
Scuola, legge regionale lombarda
Dichiarazione del viceministro della Pubblica Istruzione Mariangela Bastico
  Roma, 30 settembre 2007

Per amore della verità e per evitare che il dibattito istituzionale si riduca a un chiacchiericcio su cose non vere o inesatta è necessario informare i cittadini lombardi di quanto segue: la legge lombarda è stata impugnata perché adottata senza tenere conto delle norme generali dell'ordinamento dell'istruzione, in particolare del comma 622 della Legge Finanziaria 2007 e dell'art. 13 della legge 40 del 2 aprile 2007. Da queste norme risulta che l'ordinamento dell'istruzione secondaria superiore è composto dai Licei, dagli Istituti tecnici e dagli Istituti professionali che rilasciano diplomi di istruzione quinquennali. Sino a 16 anni tutti i ragazzi e le ragazze devono stare a scuola oppure possono assolvere l'obbligo d'istruzione in percorsi e progetti, per prevenire la dispersione scolastica, realizzati da strutture formative che rispondano a particolari criteri di qualità e che siano inseriti in un apposito elenco predisposto dal Ministero della Pubblica Istruzione di intesa con le Regioni.

Resta ferma invece la competenza esclusiva delle Regioni nel rilascio delle qualifiche professionali. Le qualifiche, se riguardano percorsi destinati a ragazzi fino a 18 anni, devono rispondere comunque ai livelli essenziali delle prestazioni in materia dei diritti sociali e civili da garantire a tutti i cittadini sul territorio nazionale, che sono di esclusiva competenza dello Stato.

Ma il Presidente Formigoni e i suoi tecnici lo sanno bene, visto che sono stati oggetto di ripetute osservazioni, contro deduzioni, analisi e contro analisi nelle quali, però, la Regione Lombardia non ha dato chiarimenti che superassero queste incongruenze che hanno rilievo costituzionale.

I criteri per l'assegnazione delle risorse statali alle regioni sono di competenza dello Stato, che li deve definire di intesa con il sistema delle Regioni e degli Enti locali. Il Ministro Giuseppe Fioroni ha già definito il provvedimento di riparto dei contributi del Ministero della Pubblica Istruzione per l'anno 2007 da assegnare alla realizzazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale destinati ai giovani che li frequentano nell'ambito del secondo ciclo di istruzione e formazione. In base a questi criteri la regione Lombardia riceverà 11 milioni di euro con un incremento dell'80% rispetto all'anno precedente.

Come il presidente Formigoni ben sa, il ricorso alla Corte Costituzionale non blocca l'efficacia della legge fino alla sentenza. Quindi, se il Presidente Formigoni è sicuro di avere ragione, applichi pure la sua legge, sempre che abbia le risorse economiche per attuarla. Non vorremmo infatti che questa esasperazione di toni servisse a coprire una legge senza risorse. Il Ministero la sua parte l'ha fatta, aumentando i fondi dell'80%.

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Regione Lombardia: LA NUOVA SCUOLA PRENDE FORMA (dal web)
 

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Da "Avvenire", mercoledì 26 sett. 2007

IL FATTO
Con l’innalzamento dell’obbligo a 16 anni molte amministrazioni regionali si sono lavate le mani. Abbandonando al suo destino una risorsa preziosa contro la dispersione scolastica

L’altra scuola
La formazione professionale: troppe Regioni ci penalizzano

Da Milano, Enrico Lenzi

L'avvio del nuovo anno scolastico ha confermato l’allarme lanciato qualche mese dai Centri di formazione professionale: la fuga di una buona parte delle Regioni dai corsi triennali professionali, complice l’attivazione del nuovo obbligo d’istruzione fino ai 16 anni, varato nella Finanziaria 2007.
Un biennio che molte Regioni hanno inteso come esclusivamente «scolastico» e perciò – ignorando il passaggio in cui si parlava del mantenimento in questa fase dei percorsi professionali triennali avviati con i protocolli tra ministero e Regioni – se ne sono lavate le mani. È il caso della Toscana, della Sardegna, della Campania e delle Marche, che hanno delegato il tutto alla scuola. Risultato? Molti centri chiusi, personale a spasso e «soprattutto alcune migliaia di ragazzi costretti a stare ancora nella scuola per due anni alla stregua di un parcheggio» commenta don Mario Tonini, presidente nazionale della Cnos-fap, l’organizzazione che riunisce tutti i centri salesiani di formazione. Davvero sconcertante, anche perché obiettivo primario dell’innalzamento dell’obbligo d’istruzione è quello di combattere la dispersione scolastica, che nel nostro Paese si attesta intorno al 20,6%. Insomma tra i 18 e i 25 anni, un giovane su cinque ha soltanto la licenza media.
Il risultato ottenuto è quello di «una situazione di disomogeneità e frantumazione», come ha sottolineato il presidente della Cei monsignor Angelo Bagnasco, durante la sua prolusione d’apertura del Consiglio permanente lo scorso 17 settembre. Uno scenario, che il presidente della Cei si augura possa essere superato.
Nella fotografia scattata dai Cfp compare anche una nutrita pattuglia di Regioni che pur mantenendo vivi percorsi formativi, li integrano con la scuola, lasciando di fatto la titolarità a quest’ultima. Accade in Calabria, Basilicata, Puglia, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e sono presenti anche in Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria, sebbene in quest’ultime tre Regioni esistano pure perco rsi autonomi di formazione professionale. Esperienze che per lo meno lasciano uno spazio ai Centri, anche se «occorre stare attenti a non omologare i nostri percorsi formativi con quelli scolastici, salvaguardando al contrario la specificità dei percorsi stessi» avverte Michele Colasanto, presidente nazionale di Forma, la federazione che riunisce tutti i Centri di formazione professionale (Cfp).
A sostenere la bandiera dei percorsi professionali autonomi, oltre alle tre Regioni già citate, sono rimaste Lombardia, Veneto, Lazio, Sicilia, Trentino Alto Adige, dove la tradizione di questo canale è molto più forte e radicata.
Una situazione di profondo travaglio, che il mondo della formazione professionale affronta mantenendo vivo un dialogo con tutte le istituzioni in causa: ministeri della Pubblica Istruzione e del Lavoro da una parte, Regioni dall’altra. Una scelta che si basa sulla consapevolezza di poter offrire davvero un aiuto nell’obiettivo di portare i ragazzi al successo formativo. Una recente indagine condotta dall’Isfol, in collaborazione con lo Iard, ha evidenziato l’alto grado di soddisfazione dei giovani che hanno conseguito una qualifica professionale triennale: ben l’82%. E la stessa pubblicazione evidenzia come solo il 37% arrivi direttamente dalle medie, mentre il 58% degli iscritti provenga dalla scuola superiore, dopo un fallimento scolastico (la bocciatura o il ritiro in corso d’anno). Eppure «gran parte di questo 58% consegue una qualifica, dimostrando che si può essere rimotivati allo studio» sottolineano all’unisono i responsabili delle associazioni dei Cfp. Non solo: una percentuale del 15-20% del totale dei possessori di una qualifica professionale prosegue nel biennio superiore per conseguire il diploma di scuola superiore. Uno scenario il più delle volte sconosciuto o taciuto, mentre il mondo della formazione professionale continua a dover combattere contro stereotipi e pregiudizi. Come dimostrano l’indagine Isfol e una ricerca condotta dal Censis per conto del Cnos-fap. Nel mirino la scuola media e il passaggio dell’orientamento. Per l’Isfol un terzo degli studenti di terza media dice di non conoscere le finalità formative e gli sbocchi dei Cfp e coloro che affermano di conoscere il sistema «ne forniscono una rappresentazione spesso stereotipata, descrivendola come un percorso facile». Non meno sconsolante lo scenario descritto dalla ricerca promossa dal Cnos-fap: solo il 3,3% degli studenti delle medie dice di aver avuto notizie sul canale della formazione professionale in fase di orientamento post-licenza.
Sorprende constatare, invece, l’alta percentuale di giovani con qualifica contenti della scelta fatta e del percorso svolto, con un 82,8% di soddisfatti per il bagaglio di cultura generale ottenuto, come evidenzia la ricerca Cnos-fap e Censis. Segnali su cui riflettere.
(1 - continua)

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Dalla Prolusione di Mons. Bagnasco per il Consiglio Permanente CEI (17-19 settembre 2007)

DIFESA DEL SISTEMA DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE

ROMA, lunedì, 17 settembre 2007.

 11. Attenta com’è alla persona umana, nella sua dimensione sociale e trascendente, la Chiesa non può disinteressarsi dell’esperienza fondamentale del lavoro e dunque anche della Formazione professionale. La giusta attenzione alla formazione permanente e alla riqualificazione lavorativa a favore degli adulti non deve far dimenticare – come sembra accadere in varie Regioni – l’attività di formazione al lavoro da destinare ai giovani: se così si facesse, si finirebbe col far aumentare, anche sotto questo aspetto, le differenze tra il Nord e il Sud del Paese, e si disperderebbe un patrimonio educativo che è stato garantito per decenni da vari enti, anche d’ispirazione cristiana.
Il sistema della Formazione professionale – rivelatosi fino ad oggi strumento valido per una crescita basilare dei giovani e per il loro inserimento socio-lavorativo, oltre che preziosa opportunità di prevenzione dal disagio sociale e dalla dispersione scolastica – deve trovare oggi, attraverso un adeguato raccordo tra provvedimenti nazionali e regionali, una nuova definizione che gli faccia superare disomogeneità e frantumazione e lo rilanci in tutto il territorio.

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Enti Locali

Da "Spoleto online"

Scuola & Formazione
Maria Prodi e Giuliano Granocchia: una dichiarazione congiunta
Mercoledì, 26 Settembre 2007 ore 8:14

In relazione alle notizie apparse sulla stampa locale, riferite a supposti tagli alla formazione professionale che metterebbero in crisi i corsi di Cnos-Fap presso l’Istituto Don Bosco di Perugia con conseguenti tagli anche all’occupazione, l’assessore Regionale alla formazione, Maria Prodi e l’assessore alla formazione della Provincia di Perugia, Giuliano Granocchia, hanno diffuso la seguente dichiarazione congiunta, che ribadisce quanto i due assessori hanno affermato in un incontro con i rappresentanti sindacali e i responsabili dell’Istituto.

 “La normativa in atto, con riferimento sia alla elevazione dell’obbligo scolastico a 16 anni, sia alla nuova programmazione 2007-2013 del Fondo Sociale europeo in attesa di definitiva approvazione, apre nuove e diverse possibilità di sostegno alla formazione professionale, a partire dalla integrazione con gli Istituti scolastici.

Da mesi la Regione, in accordo con le Amministrazioni provinciali, sta progettando un modello che consenta un nuovo ruolo delle strutture formative nel mutato quadro dell'adempimento dell'obbligo a 16 anni e tenuto conto della nuova programmazione del Fondo sociale europeo che fino ad oggi è stato utilizzato dalla Regione per finanziare i corsi. 
La legge finanziaria 2007 indica la possibilità di realizzare l'obbligo di istruzione sia nella scuola che nei percorsi integrati triennali e progetti specifici realizzati da strutture che abbiano un accreditamento. In questo quadro mutato la Regione sta proponendo un modello di integrazione utilizzando sia le risorse ministeriali, sia le risorse europee, permettendo ai centri di formazione professionale presenti nella nostra regione di dare continuità alla loro azione. Un gruppo tecnico assieme alle Province è insediato per rendere concretamente operativo questo percorso.

Adesso sta alla Cnos-fap dare una risposta chiara sulla disponibilità a percorrere questo cambiamento senza disperdere il proprio patrimonio di esperienza formativa. Polemiche e illazioni, in questa fase, sono inutili e controproducenti”.

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12/09/2007 

UMBRIA - Scuola: Sebastiani (Udc) sollecita la regione ad attivarsi

"I rischi di ridimensionamento dell'Istituto Don Bosco sono noti da tempo"

"Il grido di allarme lanciato dai Salesiani e dal personale dell'ente di formazione professionale dell'Istituto Don Bosco di Perugia, perché a breve tutta la struttura sarà costretta a ricorrere a numerosi licenziamenti e a ridurre drasticamente la formazione professionale dei giovani, non arriva per niente inaspettato". o dichiara il capogruppo dell'Udc di Palazzo Cesaroni, Enrico Sebastiani, chiamando in causa l'assessore regionale all'istruzione, "per non essersi mai impegnato a regolamentare i percorsi di istruzione e formazione professionale, una competenza assegnata alle Regioni con la modifica della Carta Costituzionale"."Le ultime disposizioni del ministro dell'istruzione Fioroni, che ha previsto l'innalzamento della scuola dell'obbligo a 16 anni - spiega Sebastiani - "non smantellano gli attuali percorsi della formazione professionale dopo la terza media, ma anzi impongono alla Regione di concertare con le istituzioni scolastiche un percorso legislativo, tale da garantire l'unitarietà della scuola dell'obbligo per tutti i ragazzi che frequentano anche indirizzi diversi".
L'assolvimento dell'obbligo, aggiunge Sebastiani, "potrà essere garantito solo se i ragazzi che frequentano un percorso professionale avranno acquisito un minimo di competenze in alcune aree culturali, quali quella del linguaggio, quella scientifica e quelle storico-sociali e matematiche. È dunque necessario, conclude il consigliere, che l'iniziativa legislativa venga adottata dalla Giunta, di concerto con i vertici scolastici, con una certa urgenza per: colmare l'evidente lacuna; consentire il regolare inizio dell'anno scolastico, non discriminare i nostri giovani studenti rispetto a quelli di altre Regioni, quali l'Emilia Romagna, che già da tempo ha provveduto in materia" (red).

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INTERAZIONE FRA FORMAZIONE E ISTRUZIONE
Ø Recepimento accordo Stato-Regioni del 5 ott. 2006 - Decreto prot. n. 2868/FE - 20 dic. 2006
Ø Nuovo intervento di FORMA per un emendamento alla Finanziaria -  16 nov 2006
Ø Intervento di FORMA sull' art.68 della Finanziaria - 8 nov.2006
Ø Accordo per la definizione degli standard formativi minimi
Ø Finanziaria 2007, art. 68: interventi per il sistema scolastico
Ø Il ruolo della formazione professionale iniziale nell'ipotesi di istituzione di un biennio unitario     
(Documento di FORMA, 9 ottobre 2006)
Ø

Elenco di figure professionali nei percorsi sperimentali triennali

Ø Iniziativa delle Regioni per una azione concertata all'interno della Conferenza Unificata (12/07/06)
Ø Dal programma di governo dell’ UNIONE
   
   
   
INTERVENTI E DOCUMENTI
Ø La formazione professionale dei Salesiani nel mondo: un successo educativo
  (Intervento del Rettor Maggiore dei Salesiani, Arese 27 ottobre 2006)      (doc)
Ø Per un sistema educativo di Istruzione e di Formazione
In risposta
alle domande dei giovani, delle famiglie e della società
Sussidio pastorale - Ufficio nazionale CEI                                                       
(doc)
   
   
INIZIATIVE